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TRIESTE: TRA RIGASSIFICATORI E VIOLAZIONE DELLA LEGGE SEVESO |
ITALIA SOTTO PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Finalmente cominciano ad essere resi pubblici i piani di emergenza esterna (PEE) delle industrie a rischio nella provincia di Trieste e ad essere pianificate le fasi di addestramento che dovranno coinvolgere, oltre alle forze dell’ordine e alla protezione civile, i cittadini direttamente esposti alle conseguenze dei possibili incidenti. I PEE di quattro stabilimenti sottoposti alla Legge Seveso sono ora disponibili sul sito internet della Prefettura di Trieste. Le prime esercitazioni svolte nel Comune di S. Dorligo - Dolina hanno riguardato i depositi petroliferi della SIOT.
Pur essendoci ancora molto da fare (alcuni impianti - Ferriera, inceneritore, sono per ora stati esclusi senza spiegazioni dalla pianificazione delle emergenze) è importante sottolineare che per la prima volta a Trieste e nella regione Friuli Venezia Giulia i cittadini hanno finalmente il diritto di essere costantemente aggiornati su una materia così importante per la salute pubblica.
Ma per arrivare a questo risultato sono occorsi più di tre anni di battaglie iniziate dal club autonomo degli Amici della Terra Trieste e poi riprese e continuate da Greenaction che hanno portato le due associazioni ambientaliste a denunciare, da sole, le violazioni della Legge Seveso alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo oltre che all’autorità giudiziaria nazionale.
La Commissione Europea nel settembre del 2007 recepiva la denuncia degli ambientalisti mettendo sotto inchiesta l’Italia per la mancata informazione dei cittadini sui rischi degli impianti industriali nella provincia di Trieste.
Questa importante azione di difesa dei diritti civili, oltre a trovare ogni tipo di ostacolo da parte delle amministrazioni pubbliche dedite al solito scaricabarile, si è dovuta purtroppo scontrare con una quasi totale censura da parte dei media (televisioni, radio e giornali locali) che proprio sulla gestione delle informazioni relative alle emergenze (sia per la Legge Seveso, sia per le emergenze radiologiche) dovrebbero essere un punto di riferimento serio ed affidabile per i cittadini.
Il fatto non può che essere definito preoccupante e conferma il diffuso malessere che pervade la libera informazione in Italia (nel rapporto 2007 sulla libertà di stampa nel mondo di Reporter Sans Frontières l’Italia è stata posizionata, fin troppo generosamente, al trentacinquesimo posto). Informazione che inoltre in Italia è pesantemente finanziata con contributi pubblici (pari a 1 miliardo di euro all’anno).
Si rimanda per approfondimenti sulla vicenda all’esaustivo dossier del Club Autonomo degli Amici della Terra Trieste “Cronistoria di un rifiuto: la sindrome Seveso nella provincia di Trieste” che comprende anche l’analisi delle possibili conseguenze dell’insediamento del terminale di rigassificazione Gas Natural nel porto di Trieste vista la presenza dei numerosi stabilimenti riconosciuti a rischio in base alla Legge Seveso.
Si consideri che nello Studio di Impatto Ambientale del progetto del terminale di rigassificazione della società Gas Natural “l’effetto domino”, ovvero l’incidente-incendio ai depositi con fuoriuscita di gas ed estensione agli stabilimenti industriali vicini, è basato su una simulazione grafica per la quale è stata usata utilizzata una topografia non aggiornata in cui non sono rappresentati i numerosi serbatoi di combustibile dell’Autorità portuale e della «Depositi Costieri di Trieste», confinanti con il sedime del rigassificatore. Cancellando gli impianti esistenti vengono così a priori escluse conseguenze ed estensione dei possibili incidenti.
Il dossier del Club Autonomo dei soci di Friends of the Earth Trieste, che per la sua completezza ha rappresentato la base della denuncia sulla violazione della Legge Seveso a Trieste, ha portato all’attenzione delle autorità comunitarie (Commissione Europea e Parlamento Europeo) il problema dell’inserimento di un grande terminale di rigassificazione in un’area dove la presenza di altri impianti ad alto rischio non ne consentirebbe la realizzazione.
SCARICA IL DOSSIER SULLA VIOLAZIONE DELLA LEGGE SEVESO
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CINGHIALI PERIURBANI A TRIESTE: GESTIRLI INVECE DI MASSACRARLI |
È scoppiato il caso dei cinghiali alla periferia urbana di Trieste, dovuto in realtà ad inerzie annose di amministratori pubblici che ora vorrebbero prenderli a fucilate tra le case e nei parchi e boschi dove migliaia di cittadini passeggiano, corrono, vanno in bicicletta e portano a spasso i bambini ed i cani.
Il problema ha aspetti ambientali, pratici ed etici.
L’abbandono delle coltivazioni e della landa da pascolo attorno alla città ha fatto riestendere da decenni l’ecosistema dei boschi dal Carso triestino, in continuità con la verde Slovenia, sino alla periferia urbana, facendovi ritornare dopo i caprioli anche i cinghiali, e sull’altopiano pure alcuni cervi, daini, una colonia di camosci e qualche lupo e giovane orso di passaggio.
Tutte presenze pregevoli, discrete, elusive ed equilibrate naturalmente da selezione, competizione e disponibilità di cibo naturali, con l’ovvia condizione che ormai bisogna recintare anche qui le coltivazioni appetibili.
É invece l’innaturale disponibilità eccessiva di scarti alimentari abbandonati od offerti dall’uomo a causare esplosioni numeriche ed invadenze urbane dei selvatici onnivori, che diventano confidenti sino ad avvicinare le persone aspettandosi del cibo.
Finché sono scoiattoli o caprioli la gente se ne compiace, mentre coi cinghiali si spaventa, anche se sono animali pacifici se non vengono maltrattati o se ne minacciano i cuccioli (qui ci risulta sinora un unico caso, al Farneto, di un maschio che dopo essere stato attaccato da cani sciolti si mostra ora ostile a cani e padroni).
Ma in concreto a Trieste questi imbarazzi riguardano soltanto un piccolo numero di cinghiali dei boschi periurbani che vanno anche a cercare e ricevere cibo tra le case della periferia.
I rischi per il traffico non dipendono inoltre da questi animali né dai caprioli, che attraversano con minore cautela, ma dal mancato adeguamento dei segnali e dei limiti di velocità sulle strade che costeggiano i boschi, e dagli irresponsabili che vi superano di molto i 50 all’ora, specie di notte.
La questione etica è ovviamente se e quanto sia giusto ed onorevole uccidere senza necessità degli esseri viventi innocui o che non hanno comunque nessuna possibilità di difendersi. Ed occorre rifletterci su seriamente.
Le soluzioni per i cinghiali triestini sono comunque quelle logiche ed abbastanza semplici di tutta l’Europa civile: monitorare rapidamente, anche avvalendosi di volontari animalisti, questa piccola popolazione marginale semidomesticata; catturare gli esemplari invadenti od in soprannumero con il normale anestetico o con gabbie ed esche di cibo, per trasferirli altrove anche donandoli a parchi-zoo e zone di ripopolamento (facciamo già appello in tal senso); limitarne l’avvicendamento con altri cinghiali smettendo di lasciare in giro scarti commestibili ed evitando di nutrire i nuovi arrivati; dotare le strade ai margini dei boschi di segnali e limiti di velocità adeguati, e farli osservare.
Rispettando così doverosamente le sensibilità sia di chi si preoccupa per questi ospiti insoliti, sia delle persone che vi si sono affezionate nutrendo adulti e cuccioli, e che invece di venire ottusamente minacciate di sanzioni possono essere valorizzate come volontari per le suddette soluzioni civili, tempestive e sostenibili del problema.
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TERMINALE DI RIGASSIFICAZIONE GAS NATURAL A TRIESTE |
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CINQUE MESI DI ATTIVITA’ DI GREENACTION TRANSNATIONAL
Il progetto del terminale di rigassificazione della società Gas Natural nel porto di Trieste fa parte di quel pacchetto energia ideato dal governo italiano per risolvere il drammatico problema delle forniture di combustibili che vedono l’Italia come paese totalmente dipendente dalle importazioni. I depositi di gas con i loro impianti di rigassificazione vengono quindi visti come la prima risposta alle crescenti domande di energia interne. Nell’ottica del governo la disponibilità continua di buone scorte di gas metterebbe al riparo l’Italia dalle turbolenze dei mercati energetici assicurando un prezzo costante al combustibile ed evitando buchi nei rifornimenti. Insomma una maggiore autonomia energetica pur sempre all’interno di una costante dipendenza dalle importazioni visto che il gas verrebbe sempre per la maggior parte importato.
Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi è necessaria la realizzazione di numerosi terminali di rigassificazione lungo le coste italiane, almeno dieci secondo le idee governative, ridotti alla metà a seguito dei numerosi problemi riscontrati primo tra i quali la forte opposizione delle comunità locali preoccupate dei forti impatti ambientali e sociali che questi impianti portano ai territori in cui vengono insediati.
Nel Golfo di Trieste, ai confini con la Slovenia, il governo italiano ha individuato due di questi terminali di gas, uno on shore (a terra) nel porto di Trieste, l’altro off-shore in mezzo al Golfo a dieci chilometri dalle coste.
L’impianto della Gas Natural (on shore) è il primo di questi progetti, è fortemente voluto dal governo italiano, è al centro di grossi interessi economici e viene presentato come un intervento risolutivo per lo sviluppo della debole economia della città giuliana.
Nella procedura di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) sono però emerse tali e tante incongruenze da metterne in discussione l’approvazione.
Greenaction Transnational ha avviato una campagna per seguire attentamente le procedure autorizzative dei progetti dei terminali di rigassificazione, partendo dalla considerazione che simili impianti inseriti nel piccolo Golfo di Trieste avrebbero delle ricadute ambientali pesantissime che si estenderebbero ai paesi confinanti.
La campagna di Greenaction consiste in una accurata verifica dei progetti sia dal punto di vista ambientale che amministrativo. Negli ultimi cinque mesi l’azione di Greenaction si è concentrata sul progetto Gas Natural vista l’accelerazione imposta dalle autorità governative italiane all’iter autorizzativo per tale impianto.
Oltre a presentare al Ministero dell’Ambiente Italiano le osservazioni al progetto nell’ambito della procedura di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale), Greenaction ha puntualmente informato delle carenze progettuali e delle irregolarità riscontrate nell’iter autorizzativo gli enti istituzionali nazionali e locali competenti e in particolare:
Presidenza della Repubblica, Ministero dei Beni e delle attività Culturali, Ministero per lo Sviluppo Economico, Ministero dell’interno, Consob (organo di controllo del mercato azionario) Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (Giunta , Consiglieri regionali più Direzioni competenti), Autorità Portuale di Trieste, Capitaneria di Porto di Trieste, Provincia di Trieste (intera Giunta), Comuni di Trieste e Muggia (Giunte e Consigli Comunali). Sono state interessate inoltre la Procura della Repubblica di Trieste e la Procura Regionale della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia per le ipotesi di reati penali e contabili riscontrate.
Sul fronte europeo sono stati attivati il Parlamento Europeo con la presentazione di una petizione e la Commissione Europea con la presentazione di una denuncia. In entrambi i casi sono state segnalate le violazioni del diritto comunitario nella procedura di V.I.A. italiana.
Greenaction ha costantemente informato delle proprie contestazioni le istituzioni della Repubblica Slovena (Presidente della Repubblica, Governo, Ministero Ambiente) e i comuni del litorale (Koper, Izola).
Sono state interessate, per alcuni aspetti particolari dell’affare del terminal gas nel porto di Trieste, le ambasciate USA e di Israele in Italia.
Complessivamente, in cinque mesi, sono stati presentati circa 400 documenti tra osservazioni, esposti e denunce.
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IL “SISTEMA” DEI VILLAGGI TURISTICI DEL NORD EST
La Baia di Sistiana è una profonda insenatura della costa adriatica inclusa nel rilievo carsico costiero formato da uno zoccolo di calcari con sovrapposti depositi di flysch (alternanza di marne e arenarie); è posto sulla soglia climatica, e quindi vegetazionale e faunistica, tra il clima sub-continentale dell’altopiano carsico immediatamente soprastante il mare e quello sub-mediterraneo della fascia costiera alto adriatica esposta a sud ovest. Concentra perciò ed alterna in brevissimo spazio le rilevanti diversità biologiche di tali ambienti e della loro fascia di contatto, in particolare dal punto di vista vegetazionale e microfaunistico. Vi si aggiungono le peculiarità anche faunistiche (specie troglofile e troglobie) del sistema carsico sotterraneo.
Il comprensorio della Baia, che per la sua importanza è riconosciuto come Sito di interesse naturalistico (SIC) e IBA (International Bird Area) dalla Comunità Europea, si trova al centro di una pluridecennale speculazione edilizia.
Agli originari progetti di fruizione sostenibile, con il ripristino degli alberghi e di attività termali, sono stati sovrapposti successivi, devastanti progetti edilizi di firme celebri asseritamente destinati al turismo d’élite ma consistenti nella realizzazione di grandi complessi residenziali privati di lusso, con vicende proprietarie, finanziarie e di sostegno politico-istituzionale decisamente inquietanti, dagli esordi a tutt’oggi.
La situazione attuale
Greenaction aveva già presentato nell’aprile del 2008 un dossier sulle anomalie dell’attuale intervento edilizio mettendo in evidenza le incredibili agevolazioni che erano state concesse alle società coinvolte nel progetto, a partire dall’anomala erogazione di un finanziamento pubblico di ben 14 milioni di euro. Il dossier è stato presentato pubblicamente ed è disponibile sul sito internet dell’associazione ( http://www.greenaction-planet.org/download/baia.sistiana-green2.pdf ). Nonostante la rilevanza della notizia si è dovuto assistere ad una quasi totale censura mediatica e non vi è stato alcun intervento di verifica da parte delle autorità.
L’associazione ha quindi deciso di approfondire l’inchiesta verificando sia gli assetti delle società coinvolte nell’affare, sia la regolarità delle autorizzazioni urbanistiche, sia lo stato delle aree protette del SIC alla luce degli imponenti lavori di sbancamento in corso nella cava di Sistiana.
Da questa inchiesta, il cui risultato è un corposo dossier di 180 pagina, sono emersi nuovi decisivi elementi sulle irregolarità di questo progetto e sui danni ambientali già portati all’ecosistema della Baia. Greenaction ha quindi interessato sia le autorità nazionali che quelle comunitarie presentando due esposti alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia e alla Procura della Repubblica di Trieste, e una denuncia alla Commissione Europea D.G. Ambiente. A breve verrà inoltre interessato l’OLAF (Ufficio Europeo Lotta Antifrode) vista la possibilità che il progetto Sistiana possa ottenere fianziamenti comunitari.
Scarica il documento sulle irregolarità urbanistiche e sulla violazione del SIC T 3340001 “Falesie di Duino”
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TRIESTE: NUOVI SISTEMI DI CENSURA CONTRO GLI AMBIENTALISTI formalizzate denunce in sede italiana ed europea  Trieste, 20 ottobre 2008. - Il quotidiano monopolista di Trieste IL PICCOLO, del gruppo editoriale italiano L’Espresso, ha inaugurato assieme al Tribunale di Trieste un nuovo sistema di censura contro gli ambientalisti: silenzio stampa e soldi. Il giornale pubblica notizie che li diffamano, rifiuta di pubblicare le loro rettifiche di legge, e se le vittime ricorrono alla giustizia vengono anche condannate a risarcirgli danni e spese per 9.000 euro. E’ accaduto all’associazione autonoma di Trieste dei Friends of the Earth-Amici della Terra che colpisce imparzialmente da anni inquinatori, speculatori e amministratori pubblici collusi, suscitando infine un tentativo di “scomunica” da parte dell’associazione nazionale italiana “Amici della Terra” (Roma), diversamente orientata. Il tentativo è oggetto di un contenzioso giudiziario ed entro la rete internazionale dei Friends of the Earth, dove i triestini sono appoggiati dai confratelli francesi e di altri Paesi. Il quotidiano di Trieste ha appoggiato l’associazione romana pubblicando un suo attacco, ripubblicandolo al posto delle smentita di quella triestina e poi rifiutando senza motivazioni la sua rettifica di legge. Gli ambientalisti censurati hanno chiesto giustizia al Tribunale di Trieste, che li ha invece condannati a risarcire il giornale perché la loro richiesta di rettifica recava la firma del segretario e non quella del presidente, che in realtà la legge non richiede. La sentenza ha consentito paradossalmente all’influente quotidiano monopolista locale non solo di beffare le leggi sulla stampa, ma anche di pignorare in questi giorni alle vittime - una spartana associazione di volontariato - la somma di oltre 9.000 euro (18 milioni di vecchie lire) per danni e spese. Le organizzazioni ambientaliste Friends of the Earth Trieste e Greenaction Transnational ritengono che il fatto costituisca un precedente nuovo ed inamissibile di violazione repressiva dei diritti costituzionali e comunitari di opinione ed informazione, ed informano di averne formalizzato denunce documentate alle autorità italiane ed europee di vigilanza sulla giustizia e sui media. Allegato in rete alla presente nota stampa: Dossier sul caso (libertà di espressione e opinione e diritto di rettifica) dei Friends of the Earth Trieste. |
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TRIESTE AMBIENTALISTI SOTTO ACCUSA |
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A GENNAIO IL PROCESSO A ROBERTO GIURASTANTE PER AVERE DENUNCIATO GLI INQUINAMENTI TRANSFRONTALIERI  E’ iniziato con un rinvio il processo a Roberto Giurastante responsabile di Greenaction Transnational e membro del comitato esecutivo del network ambientalista italo-sloveno-croato Alpe Adria Green. Il Tribunale di Trieste, giudice Francesco Antoni, ha rimandato il dibattimento al 16 gennaio 2009 vista l’impossibilità dell’avvocato difensore a presenziare all’udienza. Giurastante è stato rinviato a giudizio per avere presentato una denuncia alle autorità italiane ed europee contro gli inquinamenti dell’aria e del mare prodotti in Italia, Slovenia e Croazia dall’inceneritore e dal depuratore della città di Trieste. Per questa denuncia il Procuratore della Repubblica di Trieste Nicola Maria Pace ha infatti emesso contro di lui un “decreto penale”, che in Italia consente di accusare, indagare e condannare una persona senza nemmeno avvisarla (e senza processo), affermando che egli non rappresenterebbe l’associazione per la quale all’epoca (2007) la aveva presentata. Giurastante nel 2007 era segretario dei Friends of the Earth Trieste. La tesi dell’accusa è che Giurastante avrebbe falsamente rappresentato i Friends of the Earth Trieste al “fine di procurarsi il vantaggio costituito dalla maggiore rappresentatività delle denunce sporte in quanto all’apparenza riconducibili ad una associazione ambientalista di rilevanza nazionale”. Il modo di condurre l’inchiesta (condanna preventiva senza possibilità di difesa) e il tipo di accusa non possono che destare fortissime perplessità. Non si vede ad esempio quale potrebbe essere l’indebito vantaggio ottenuto da Giurastante, e tantomeno il dolo, dal momento che si discute di una segnalazione motivata e documentata di reati, nell’ordinamento italiano l’azione penale è obbligatoria e la responsabilità penale per la denuncia è personale. Ed appare invero paradossalmente oltraggiosa la tesi accusatoria secondo cui una maggiore o minore rappresentatività del denunciante potrebbe o dovrebbe indurre “in errore” i magistrati italiani, inducendoli a procedere o meno al compimento di atti dovuti ed a porre maggiore o minore solerzia nelle indagini. Questo processo serve in realtà a negare a Giurastante ed agli ambientalisti il diritto legale di opporsi all’archiviazione di una denuncia che tocca interessi e responsabilità degli influenti amministratori, politici ed organi giudiziari di Trieste che non hanno ancora fatto cessare questi ed altri inquinamenti gravi e documentati. Giurastante è l’autore delle principali indagini e denunce, anche a livello europeo, contro gli inquinamenti industriali nella provincia di Trieste, la violazione delle norme di sicurezza sugli impianti pericolosi (Legge Seveso) e la violazione dell’obbligo di informazione e prevenzione sul rischio nucleare realtivo al porto ed alla vicina centrale slovena di Krsko. Proprio recentemente il Parlamento Europeo ha recepito una denuncia dell’ambientalista triestino relativa al terrapieno di Barcola, una delle grandi discariche a mare dell’alto Adriatico dove venivano scaricate le ceneri degli inceneritori del nord Italia. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste su questo grave inquinamento coordinata dal Procuratore Nicola Maria Pace (la discarica con il suo carico di diossina si trova in piena zona balneare) si era rivelata inefficace chiudendosi con un’archiviazione per prescrizione dei reati. |
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PROGETTO TERMINALE GAS NATURAL (TRIESTE) |
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GREENACTION, LEGAMBIENTE E COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DEL GOLFO DI TRIESTE PRESENTANO LE OPPOSIZIONI AL PARERE DELLA COMMISSIONE DI V.I.A. DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE.
Mercoledì 8 ottobre in conferenza stampa sono state presentate le osservazioni congiunte che Greenaction, Legambiente e Comitato per la Salvaguardia del Golfo di Trieste, hanno presentato ai ministeri dell'ambiente italiano e sloveno nei confronti del parere positivo espresso dalla commissione italiana di V.I.A. - V.A.S.
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DISCARICHE COSTIERE: INTERVIENE IL PARLAMENTO EUROPEO |
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IL PARLAMENTO EUROPEO ACCOGLIE LA PETIZIONE DI GREENACTION TRANSNATIONAL SUL CASO DEL TERRAPIENO DI BARCOLA A TRIESTE  La Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo ha deciso di accogliere la denuncia presentata da Greenaction Transnational sull’inquinamento del terrapieno di Barcola e della costiera triestina affidando l’inchiesta alla Commissione Europea. Il terrapieno/discarica di Barcola è una discarica a mare che si estende su una superifice di circa 90.000 metri quadrati e con un volume di materiale (rifiuti) sversato di oltre 400.000 metri cubi. E’ stato gestito come discarica dal Comune di Trieste ed è ubicato nel perimetro del porto franco di Trieste di pertinenza dell’Autorità Portuale. E’ stato realizzato tra il 1978 e il 1985 venendo utilizzato in particolare come discarica per le ceneri degli inceneritori di Trieste e del nord Italia; è stato inoltre utilizzato come discarica per i rifiuti delle industrie locali. Sul terrapieno di Barcola sono insediate numerose società nautiche che vi svolgono regolarmente la propria attività; il terrapieno di Barcola è situato in piena zona balneare lungo la costiera triestina. E’ particolarmente conosciuto perché ospita la sede della SVBG (Società Velica Barcola e Grignano) organizzatrice della regata velica Barcolana. Dopo essere stato parzialmente sottoposto a sequestro dall’autorità giudiziaria nel dicembre del 2005, il terrapieno è stato dissequestrato nel settembre del 2007 e la relativa inchiesta penale è stata archiviata. I motivi dell’archiviazione risiedono, secondo il Tribunale di Trieste, nella prescrizione essendo trascorsi troppi anni dal compimento del reato. Nessun provvedimento cautelativo è stato peraltro adottato nonostante la gravità della situazione. Di fatto l’autorità giudiziaria, pur riconoscendo la pericolosità dell’inquinamento, ha rimandato alle autorità amministrative tutte le competenze per gli interventi di messa in sicurezza e bonifica, che ad oggi non sono nemmeno abozzati.
Nella petizione presentata al Parlamento Europeo Greenaction ha denunciato la violazione della direttiva 78/319/CEE del Consiglio, del 20 marzo 1978, sui rifiuti tossici e nocivi, della direttiva 75/442/CEE (in seguito modificata dalla direttiva 91/156/CEE - dopo codifica direttiva 2006/12/CE) sui rifiuti, e delle direttive 91/689/CEE e 1999/31/CE sulle discariche. Ai sensi dell’art. 2, lettera G della direttiva 1999/31/CE i depositi di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo superiore a un anno sono da considerarsi discariche e vanno soggetti alle disposizioni della direttiva. Ricadono pertanto in questa definizione i depositi di rifiuti (compreso il terreno contaminato) generati da operazioni di messa in sicurezza e in attesa di smaltimento definitivo. E’ certamente il caso del terrapieno di Barcola, discarica abusiva di rifiuti tossico nocivi, che attende da oltre 20 anni la bonifica.
Greenaction ha inoltre evidenziato che la nuova legislazione italiana in materia di rifiuti (Testo Unico sull’ambiente ovvero decreto legislativo 152 del 2006) - utilizzata anche nell’inchiesta sul terrapieno di Barcola - entra in conflitto con quella comunitaria non essendovi più certezza sulle procedure di bonifica e sulle sanzioni in elusione del principio “chi inquina paga”. La nuova normativa prevede infatti che per la bonifica di siti inquinati con più soggetti coinvolti, i tempi e le modalità possono essere definiti con un accordo di programma da stipularsi, entro diciotto mesi dall’approvazione dell’analisi di rischio, con il Ministro dell’ambiente e di concerto con i Ministri della salute e delle attività produttive, d’intesa con la Conferenza Stato regioni. In questo modo, se i responsabili dell’inquinamento sono i grossi gruppi industriali o le stesse amministrazioni pubbliche (come nel caso del terrapieno di Barcola), non si giungerà mai ad una definizione dei procedimenti penali, mettendo a rischio la stessa bonifica. |
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GLI IMPATTI AMBIENTALI TRANSFRONTALIERI TRA ITALIA, SLOVENIA E CROAZIA |
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LA POSIZIONE DI ALPE ADRIA GREEN NETWORK AMBIENTALISTA ITALO-SLOVENO-CROATO
1. Rigassificatori
AAG è contraria alla realizzazione di terminali di rigassificazione nel ristretto bacino del Mare Adriatico settentrionale. Questi impianti di grandi dimensioni (8 miliardi di metri cubi di gas all’anno per ogni terminale) avrebbero un pesante impatto ambientale e socio economico. AAG ha già manifestato la propria opposizione motivata ai due progetti dei terminali di rigassificazione delle società Gas Natural (nel porto di Trieste) e Endesa nel Golfo di Trieste (impianto off shore).
Per maggiori approfondimenti rimandiamo alle osservazioni presentate da AAG ai Governi di Italia e Slovenia e trasmesse alla Commissione Europea.
AAG è contraria inoltre per gli stessi motivi a qualsiasi analogo progetto dovesse essere presentato nel porto di Koper.
Per quanto riguarda il terminale di rigassificazione che la Croazia dovrebbe realizzare sull’isola di KrK AAG richiede al Governo Croato che, come per i progetti dei terminali nel Golfo di Trieste, vengano coinvolte nel procedimento di valutazione anche l’Italia e la Slovenia.
2. Gasdotto Gazprom
AAG attende di potere valutare il progetto in corso di presentazione e ritiene che comunque una eventuale approvazione renderebbe assolutamente inutili i terminali di rigassificazione proposti nel Golfo di Trieste.
3. Inquinamento transfrontaliero.
AAG ritiene preoccupante la situazione dell’inquinamento transfrontaliero tra Italia e Slovenia e in particolare tra la provincia di Trieste e la Slovenia. A Trieste sono concentrate infatti alcune delle maggiori industrie inquinanti della regione Friuli Venezia Giulia quali la Ferriera di Servola (impianto siderurgico) e l’inceneritore di Trieste. Queste industrie inquinano pesantemente con le loro emissioni in atmosfera (tra le quali si trova la letale diossina) oltre che la provincia di Trieste anche quella di Koper. Il solo inceneritore di Trieste emette nell’atmosfera 100.000 metri cubi all’ora di fumi.
Un’altra grave fonte di inquinamento è rappresentata dal depuratore fognario di Trieste malfunzionante da anni e che scarica in mare a 7,5 Km dalla costa italiana 120.000 metri cubi al giorno di liquami inquinanti portando grave danno all’ecosistema del Golfo di Trieste condiviso da Italia, Slovenia e Croazia.
Ad aggravare questa pesante situazione di inquinamento ai confini, l’Italia ha recentemente approvato il progetto della società Teseco per la realizzazione ad Aquilinia (2 Km dal confine sloveno) di un impianto per il trattamento dei rifiuti tossico nocivi. Le emissioni di questo impianto in atmosfera comprenderebbero: polveri, ammoniaca e acido cloridrico; tutte sostanze cancerogene che trasportate dai venti finirebbero anche nella vicina Slovenia.
La Slovenia non è nemmeno stata informata di questo progetto come obbligatorio in base alla direttiva 85/337/CEE venendo così esclusa dalla procedura di Valutazione Impatto Ambientale (V.I.A.) transfrontaliera.
4. Violazione della Legge Seveso da parte dell’Italia
Nella provincia di Trieste esistono dieci impianti industriali ad alto rischio che in caso di incidente porterebbero ricadute sul territorio della Slovenia e della Croazia. Tra questi impianti si trova anche il terminale petrolifero SIOT che è il principale del Mediterraneo e che ha già subito un grave attentato nel 1972. Per questi impianti l’Italia non rispetta la Legge Seveso che impone l’adozione di piani di emergenza dei quali dovrebbe essere informata anche la popolazione dei paesi confinati (Slovenia e Croazia). In questo momento i piani di emergenza non vengono nemmeno comunicati agli abitanti di Trieste.
5. Raddoppio della centrale nucelare di Krsko
AAG ritiene non prioritario il raddoppio della centrale nucleare di Krsko essendo rimasti insoluti i gravi problemi di sicurezza dell’attuale impianto e non essendo mai stato individuato un sito definitivo per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Si evidenzia che l’area su cui si vorrebbe realizzare anche il nuovo impianto è ad alto rischio sismico e si chiede prioritariamente, prima di qualsiasi altra valutazione, che venga realizzato un accurato studio geologico dell’intera zona di Krsko. Nel procedimento di valutazione dovranno essere coinvolte anche Italia e Croazia. Si chiede che il Governo Sloveno effettui un’analisi epidemiologica nel comprensorio di Krsko per valutare l’incidenza di Leucemie e tumori sulla popolazione.
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